DATE E FATTI

Alle 22.39 del 9 ottobre 1963, in pochi minuti un’onda di duecentocinquanta metri causata dalla frana del monte Toc sormontò la diga del Vajont senza spezzarla. 

Invase prima i paesi di Erto e Casso poi una vera e proprio ‘bomba d’acqua’ preceduta da una “bomba d’aria” si abbatterono su Longarone. A causa della valle stretta nei monti, l’acqua prese ancora più velocità cancellando tutto. Anche 1910 persone, tra cui 487 bambini.
Gli abitanti, che conoscevano bene il territorio, lo avevano previsto. Avevano denunciato. Avevano provato a fermare la costruzione della diga. Ma furono ignorati. Tacciati di allarmismo, di ignorare le ragioni e i vantaggi del “progresso” e dello “sviluppo”, di essere strumentalizzati da interessi politici.


  Ripercorriamo insieme le tappe principali di questa vicenda:
22 giugno 1940 – La Società Adriatica di Elettricità (SADE) chiede l’autorizzazione per utilizzare i deflussi del Piave, degli affluenti Boite, Vajont e altri minori, nonché la costruzione di un serbatoio della capacità di 50 milioni di metri cubi d’acqua creato mediante la costruzione nel Vajont, di una diga alta 200 metri.
15 maggio 1948 – La Sade presenta domanda di variante per la costruzione di un serbatoio di 58 milioni di metri cubi.
23 gennaio 1949 – Il Consiglio Comunale di Erto – Casso ratifica la vendita alla SADE dei terreni situati in Val Vajont di proprietà comunale. Nei mesi seguenti comincia la trattativa tra la Sade e i proprietari privati per l’acquisto dei terreni non comunali.
Gennaio 1957 – Senza autorizzazione la SADE inizia i lavori di scavo.
Aprile 1957 – La SADE presenta il progetto esecutivo firmato dall’ing. Carlo Semenza: la diga sarà alta 266 metri e il serbatoio avrà una capacità di 150 milioni di metri cubi d’acqua. Costo previsto 15 miliardi di lire, con un contributo governativo di 4 miliardi e 805 milioni.
Giugno 1957 – La relazione geologica di Dal Piaz viene controllata da Semenza.
6 agosto 1957 – Rapporto geotecnico di Leopold Muller (il secondo commissionatogli dalla SADE) in cui si legge: “il terreno di sponda sinistra, caratterizzato da ammassi di sfasciume, sui cui verdi pascoli sorgono numerosi casolari è in forte pericolo di frana, sebbene sia una formazione rocciosa. La roccia è ivi molto fratturata e degradata e può pertanto facilmente scoscendere ed essere posta in movimento.”
22 marzo 1959 – Frana di Pontesei: 3 milioni di metri cubi di roccia cadono nell’invaso costruito dalla SADE. Muore l’operaio Arcangelo Tiziani.
5 maggio 1959 – Appare sull’Unità un articolo di Tina Merlin dal titolo “La SADE spadroneggia ma i montanari si difendono”, dove si denunciano le responsabilità della SADE e si espongono i pericoli cui la popolazione di Erto va incontro con la costruzione della diga. L’articolo costa alla Merlin ed al direttore dell’Unità “la comparsa in giudizio” per diffusione di notizie false, esagerate, tendenziose capaci di turbare l’ordine pubblico”.
Settembre 1959 – La costruzione della diga è ultimata: 261,60 metri d’altezza, 360.000 metri cubi di calcestruzzo e 400.000 metri cubi di roccia asportata.
10 ottobre 1959 – Sesto rapporto geologico di Leopold Muller: i suoi dubbi sulla stabilità della sponda sinistra sono tali che propone alla SADE dieci diversi tipi di indagini per testare la stabilità dei fianchi del futuro serbatoio.
2 dicembre 1959 – Crolla la diga del Frejus. Semenza scrive a Dal Piaz che spera di rivederlo presto per discutere del Vajont che “il disastro del Frejus rende più che mai di acuta attualità.”
Marzo 1960 – In concomitanza con il primo invaso, si verifica una frana che si stacca dal monte Toc, immediatamente sovrastante il fondovalle.
4 novembre 1960 – Una frana di 700.000 metri cubi di roccia si stacca dal monte Toc e cade nel bacino. Sul Toc, sul versante sinistro della valle, compare una fessura lunga 2500 metri a forma di M: è il profilo della frana del 9 ottobre 1963.
2 febbraio 1961 – Al Consiglio provinciale di Belluno i gruppi socialista e comunista presentano un’interpellanza sulle misure da chiedersi per scongiurare il pericolo che sovrasta la popolazione di Erto, Longarone e paesi limitrofi.
Gennaio-Settembre 1961 – La SADE commissiona al CIM, Centro Modelli Idraulici di Nove (Vittorio Veneto), un modello del bacino di Vajont e della diga in scala 1:200 per valutare l’entità di onde provocate da frane che si verifichino entro il bacino. Nonostante i risultati negativi, la SADE riprende l’invaso della diga.
Gennaio-Maggio 1962 – In concomitanza con i nuovi invasi, si registrano frequenti scosse telluriche. 
Dicembre 1962 – nasce l’Ente Nazionale Elettricità – ENEL – e l’attività della SADE passa al nuovo ente.
15 settembre 1963 – Sul Toc si apre una fessura; si notano inclinazioni degli alberi, avvallamenti della strada di circonvallazione.
9 ottobre 1963 – Mattina. I movimenti della frana fanno sì che il canale di scarico dell’invaso sia ostruito.
Ore 12,00 – Durante la pausa pranzo alcuni operai ENEL fermi sul coronamento della diga vedono ad occhio nudo il movimento della montagna.
Ore 22,39 – La frana si stacca, non in due tempi, bensì come corpo unico, compatto: 260 milioni di metri cubi di roccia. In quel momento il livello dell’acqua è a quota 700,62m slm; l’onda di 50 milioni di metri cubi causata dalla frana provoca 1910 morti 
Il processo contro i responsabili del disastro del Vajont si apre nel novembre 1969.  
Nel febbraio 1997 il Tribunale Civile di Belluno condanna la Montedison, società nella quale è confluita la SADE, e l’ENEL al risarcimento di danni patrimoniali, extra-patrimoniali, morali ambientali, ed ecologici.


  (da Il destino della storia attraverso i mass media: la tragedia del Vajont)