LA SINTESI DEL DISASTRO

Alle 22.39 del 9 ottobre 1963, in pochi minuti un’onda di duecentocinquanta metri causata dalla frana del monte Toc sormontò la diga senza spezzarla. Invase prima i paesi di Erto e Casso poi una vera e proprio ‘bomba d’acqua’ preceduta da una ‘bomba d’aria’ si abbatterono Longarone. A causa della valle stretta nei monti, l’acqua prese ancora più velocità cancellando tutto. Anche 2.018 persone, tra cui 487 bambini.

Gli abitanti, che conoscevano bene il territorio, lo avevano previsto. Avevano denunciato. Avevano provato a fermare la costruzione della diga. Ma furono ignorati. Tacciati di allarmismo, di ignorare le ragioni e i vantaggi del “progresso” e dello “sviluppo”, di essere strumentalizzati da interessi politici.

In occasone del 60° Anniversario, 

  • il Corriere delle Alpi ha pubblicato un dossier che, riproponendo materiali d’archivio, ripercorre le fasi della vocenda, dalle premesse fino alla conclusione del processo ai responsabili.
  • Pancho Pardi  ritorna  su  quel che ritiene un caposaldo della memoria necessaria sulla gestione degli spazi abitati: “Mi ha colpito una recente intervista del regista tedesco Werner Herzog, in cui ha dichiarato di considerare il disastro del Vajont, da lui visitato e documentato, un momento chiave della nostra epoca”.
  • Cfr